Dante ha inventato i parchi a tema

Dante ha inventato i parchi a tema

Quando ho deciso di affrontare Dante con il video “Mi chiamo Dante e scrivo sonetti” che presento in questo evento ho pensato che la cosa più interessante fosse parlare dell’uomo, di cui si sa non molto e quello che si sa è difficile da romanzare. Non è un Leonardo con invenzioni e progetti strabilianti, era semplicemente uno scrittore/filosofo/politico, la figura più noiosa che si possa scegliere in un formato di narrazione video.
Dante è l’autore più sperimentale, avanguardista, anarchico e democratico degli ultimi 700 anni. Ha tolto le catene a parecchie prigioni, rischiando sulla propria pelle, finendo condannato al rogo come la più banale delle streghe. E un po’ strega lo era, viste le sue sovrannaturali capacità di aggregare tutto il sapere di quel tempo ordinandolo in un universo complesso e organico.

Dante è un inventore. Ha inventato parole, tante parole, i mattoncini di un patrimonio genetico che ci unisce. È stato un Bill Gates: ha inventato il primo vero sistema operativo aperto, passando da quello chiuso del latino a quello aperto del volgare, creando uno spazio sociale condiviso. Ha inventato i parchi a tema. Il buon vecchio Walt avrebbe dovuto allestire una statua del sommo accanto a quella di Topolino all’entrata di Orlando. Tre aree (o forse meglio chiamarli cerchi) per ogni tipo di pubblico alla ricerca di ogni tipo di emozioni. I giri della morte nel primo, solo per cuori forti. Il cerchio inter-medio invece per gli esaltati dei 7 peccati capitali, desideri proibiti a portata di gettone. Il terzo, infine, è un vero e proprio paradiso, da cui contemplare costella-zioni, con montagne russe così alte da cui poter vedere Dio in faccia! Dante ha inventato anche il circo con i trapezisti Paolo e Francesca, facendoli volare senza rete. Nelle tende dei Mostri troviamo il cerbero e i giganti. Per gli ipnotizzatori seguire Medusa.

Dante ha creato i contenitori di un immaginario collettivo. Ha creato Wikipedia, prima ancora dell’invenzione dell’enciclopedia. L’ha resa interattiva, perché tra un personaggio e l’altro, tra uno scenario e l’altro ci sono infinità di link, grazie anche al suo ipertesto di valori e allegorie. Ma Dante, ahimé, è anche un brand che non siamo mai riusciti a rendere franchising, a monetizzare fino in fondo. Quando penso ai ridefinitori della narrativa moderna, ai forgiatori delle strutture del racconto contemporaneo, mi viene in mente il trio magico: Shakespeare, Dante e George Lucas sono i tre uomini che hanno ridefinito gli immaginari moderni a livello planetario. Shakespeare e Lucas però hanno creato le cattedrali insieme ai deserti, riuscendo a imporre dei format che il lavoro di Dante non è riuscito a imporre quando si trattava di solcare quel confine tra la letteratura e il riconoscimento nell’industria moderna dell’effimero. Ma Dante può vantare qualcosa che gli altri non sono riusciti neanche lontanamente a fare: è riuscito a vedere Dio in faccia. Che sballo!

LA DIVINA CON I MEDIA
SABATO 23 OTTOBRE presso Multiplo di Cavriago
👉 Ore 10.30 inaugurazione: presentazione della mostra, letture a cura di Maria Antonietta Centoducati, videoproiezione del cortometraggio “Mi chiamo Dante e scrivo sonetti” di Daniele Lughini.
👉 Ore 15.30 seminario di Gino Ruozzi, “Inferni e purgatori danteschi nei narratori contemporanei”, sull’opera di Dante Alighieri.
Ingresso gratuito, prenotazione obbligatoria.Tel 0522373466 – multiplo@comune.cavriago.re.it – wa 3342156870
Sarà richiesto il green pass ad eccezione dei minori di 12 anni o per motivazioni mediche certificate.

Canoscenza e Krasotà

Canoscenza e Krasotà

È superfluo dire quanto possa essere difficile e presuntuoso tradurre col limitato linguaggio dell’immagine lo sconfinato mondo dell’immensa cultura dantesca narrataci dal poeta col mezzo espressivo più ampio a disposizione dell’uomo: la parola. Questo strumento non conosce limiti o confini, può volare altissimo o vagare nelle profondità degli abissi, può esprimere qualunque cosa la nostra mente possa immaginare, reale o fantastica che sia, molto più di qualunque quadro, scultura o fotografia. Non contento di ciò Dante si è anche ingegnato ad inventarsi un gran nu-mero di parole nuove che potessero esprimere meglio la complessità dei suoi pensieri, con questo arrivando ad arricchire enormemente il lessico dell’allora ancor giovane lingua italiana.
Ma io non credo che si debba parlare di presunzione nel caso di questa animosa pattuglia di artisti de L’Artificio della quale faccio parte, che fra l’altro si avvale anche di un agguerrito drappello di scrittori, perché in verità l’unica cosa che siamo certi di possedere in comune col genio fiorentino è il grande desiderio di conoscenza. Per noi affrontarlo non significa tradurlo, insegnarlo o spiegarlo, al contrario noi vogliamo studiarlo, conoscerlo, interrogarlo, convinti che seguendo il suo percorso potremmo alla fine arrivare a cose che non sapevamo neanche di cercare. Vogliamo an-che scoprire se sia vero che una sua commemorazione dopo tanti secoli abbia ancora senso, se sia ancora attuale e come ci possa essere utile.
Sappiamo bene, una nutrita schiera di critici letterari ce lo ha spiegato, che la Commedia è un viaggio attraverso le reali, o presunte tali, condizioni dell’eterna storia dell’uomo, delle sue scelte, dei suoi conflitti e dei suoi princìpi. Dante lo fa interpretando con suprema arguzia l’intera moltitudine degli aspetti nei quali si presenta la fatidica domanda sul significato dell’esistenza del male e la sua straordinaria risposta consiste in quella salvezza che all’uomo può derivare solo dalla Canoscenza, strumento fondamentale per un buon uso di quel libero arbitrio che ci pone immancabilmente di fronte alle nostre responsabilità. Conoscenza, s’intende, immanente ma anche trascendente: per questo l’intera opera dantesca è un compendio di scienza, storia e teologia insieme, declinate ai massimi livelli possibili per l’epoca. Stiamo parlando di un intellettuale universale.


Quanto sia importante questa idea lo possiamo toccare con mano concretamente oggi, purtroppo per noi, in un momento storico nel quale rozzezza e ignoranza sembrano aver messo alle corde artisti e intellettuali che si trovano inopinatamente ai margini della società, persino derisi, la scienza ha perso buona parte della sua capacità di infondere sicurezza, la scuola è maltrattata e gli insegnanti vituperati (pensare che in Giappone l’unica categoria di persone che non era obbligata ad inchinarsi davanti all’Imperatore era proprio quella degli insegnanti). Il rischio che stiamo correndo è inimmaginabile.
Tutti gli eventi che L’Artificio organizza sono un moto di ribellione a questo stato di cose, ma questo forse più di tutti grazie al lascito dell’Alighieri che ormai è talmente permeato, spesso inconsapevolmente, nella cultura popolare da accettare perfino l’uso della parodia, vedi L’Inferno di Paperino o Totò all’Inferno, senza smarrire nemmeno una infinitesima parte della sua nobiltà. Questo è anche il nostro modo di esprimere una co-scienza civile per ripagare il nostro debito verso la società: l’idea infatti che ci sprona, ci lusinga e ripaga dei nostri sforzi è sempre quella espressa da un altro genio più recente, Dostoevskij, secondo il quale sarà la bellezza a salvare il mondo.


Frase di enorme letterarietà, slogan abusato, certo, apparentemente velleitario e soprattutto frainteso, ma non da noi: non siamo così ingenui da credere che esponendo molte più statue del Canova nelle piazze o quadri di Raffaello e Caravaggio negli uffici pubblici, men che meno i nostri ambiziosi lavori, scomparirebbero le ansie e le paure che ci attanagliano, le guerre, la povertà, le ingiustizie (per quanto le forme di Paolina Borghese, il sorriso della Madonna con l’ermellino o l’espressione trasognata di Bacco male non farebbero).
Il “genio crudele” fa pronunciare queste parole al principe Miškin, l’Idiota, ma nel testo originale hanno una rilevanza ambigua, quasi una evocazione lontana di leggerezza profonda. La traduzione italiana della frase dostoevskiana riporta la parola “bellezza” perché è quella più simile a quella russa di mano dell’autore, Krasotà, che non ha una corrispondenza letterale nella nostra lingua e il cui significato è però leggermente diverso: non è un concetto estetico, piuttosto un’idea molto più vicina al senso che intendiamo quando di qualcuno diciamo che è “una bella persona”, ha quindi un significato etico e morale ben più che di avvenenza o esteriorità. Sarebbe bello sapere come l’avrebbe tradotta Dante con una delle sue geniali invenzioni, ma di una cosa siamo sicuri che sarebbe
d’accordo con noi: non esistono belle persone rozze e ignoranti.

LA DIVINA CON I MEDIA
SABATO 23 OTTOBRE presso Multiplo di Cavriago
👉 Ore 10.30 inaugurazione: presentazione della mostra, letture a cura di Maria Antonietta Centoducati, videoproiezione del cortometraggio “Mi chiamo Dante e scrivo sonetti” di Daniele Lughini.
👉 Ore 15.30 seminario di Gino Ruozzi, “Inferni e purgatori danteschi nei narratori contemporanei”, sull’opera di Dante Alighieri.
Ingresso gratuito, prenotazione obbligatoria.Tel 0522373466 – multiplo@comune.cavriago.re.it – wa 3342156870
Sarà richiesto il green pass ad eccezione dei minori di 12 anni o per motivazioni mediche certificate.

Video L’artifestival 2021

Video L’artifestival 2021

Seconda edizione dell’evento che ha riscontrato nel 2020 una grande attenzione e riconoscibilità.Il tema di questo anno è “A Oriente di Oriente”.
Esposizione di opere, conferenze con ospiti internazionali, laboratori e incontri con artisti.
Un momento di fruizione ma anche per fotografare lo stato “dell’arte dell’arte”.
Esposizione di artisti, tra pittori, scultori, fotografi, digitalisti e videomaker.
L’EVENTO E’ GRATUITO E LA PRENOTAZIONE OBBLIGATORIA dal sito: www.lartifestival.org

Gli ignavi e le stelle

Gli ignavi e le stelle

Gli Ignavi di Luca Bertolotti
Ignavia è una parola praticamente in disuso nell’uso corrente, al contrario invece in quello letterario. Quando si dice ignavia si dice Inferno. Quando si proncuncia, alla mente viene in ordine cronologico prima l’inferno e solo dopo il suo significato. E’ la potenza di Dante e delle sue invenzioni letterarie che scavalcano il significato.
Fatta premessa, Luca affonda con la sua arte nel significato vero della parola, toglie dalle mani di Dante il copyright della parola che sposta dall’immaginario al significato. Lo ricontestualizza, gli ridona il tono dovuto e legittimo di parola. Eppure…eppure riesce comunque a non far sparire l’immaginario dantesco. Gli ignavi di Bertolotti sono fuori fuoco ma colpiscono per la lucidità di visione espressa. Indolenti nel non farsi identificare, indolenti nel loro guardare altrove. Gli indolenti ti provocano quell’acido stato d’animo, quella particolare repulsione per quel non stare dove dovrebbero essere, perché noi dovremmo essere le nostre stesse responsabilità, seguirle insieme ai nostri corpi. Bertolotti invece immagina magnificamente questo sdoppiamento, questa traslazione tra persona e propria responsabilità grazie a un intrigante gioco di ombre provocate da luce emessa di un fuori fuoco, che sdoppia e sgrana tutto. Bertolotti pennella le grandi responsabilità in grandi ombre che si staccano da noi e dalle nostre azioni, allontanandosi per andare a risiedere in altri lidi. I corpi no, i corpi rimarranno per sempre fuori fuoco e per sempre dentro l’inferno. E, stavolta, in un nuovo, magistralmente rielaborato e immaginifico inferno. Mostra meno

Enzo Zanni “A riveder le stelle” per la La Divina con i Media
Non è il perfetto bilanciamento tra gli elementi, l’equilibrata armonia tra sapzi fisici e vuoti a fare di questa immagine una “cattura occhi”. Non è neanche la sua perfetta monocromia. Questa volta, l”omaggio alla stra-abusata citazione del famoso verso di Dante (“a riveder le stelle”) riesce a regalarci un momento di reale introspezione, un momento percettivo su ciò che ci circonda. Zanni, con questa immagine, riesce a sintetizzare tutto un universo, rendendolo completamente tangibile. La resa espressionista drammatizza l’attimo che immediatamente fugge a celebrare l’infinito. Guardando questa immagine andiamo oltre il semplice rimirar le stelle, quanto a rispercchiarci in ognuna di esse.

Fotografia europea 2021

Fotografia europea 2021

UNA VISIONE QUI E ORA

Che cos’è il libero spazio per i visionari reclamato da Gianni Rodari se non la definizione più pura del fare arte.
Occorre però intendersi sul significato che si dà alla parola “visionario” che oggi ha acquisito una immeri-tata connotazione negativa: può essere colui che immagina e ritiene vere cose non rispondenti alla realtà o elabora disegni utopistici, un sognatore insomma; oppure può essere una persona particolarmente dotata della capacità di creare situazioni e immagini fantastiche, irreali e di forte impatto visivo, in arte si parla infatti spesso di “talento visionario”; poi c’è quello che da un piccolo elemento concreto riesce a intuire la potenzialità di uno sviluppo fuori del comune e che porta alle grandi scoperte scientifiche, lo scienziato visionario, non quello pazzo.
A me piace pensare questa parola in relazione al tempo più che all’essere, cioè immagino un visionario come colui che riesce a concepire una idea oltre qualunque limite temporale, che sia quello della propria vita o quello della vita di chiunque in qualunque futuro. Ecco perché un artista non può non essere anche un visionario se non vuole che la sua opera si riduca a una mera riproduzione di maniera di qualcosa esistente davanti agli occhi di tutti.
Fare arte però non prescinde nemmeno dall’hic et nunc: se la mente vola al futuro i piedi sono ben piantati in terra quando si vuole che in quello che si fa ci sia un messaggio chiaro e attuale. “Ogni grande opera d’arte ha due facce, una per il proprio tempo e una per il futuro, per l’eternità”, diceva Daniel Barenboim.
Quest’anno ricorrono i 700 anni dalla morte di Dante Alighieri: quale migliore esempio della sua Commedia per una visionarietà ben collocata al suo tempo, attualissima ancora oggi e della quale non si intravede nemmeno lontanamente la fine?
Ecco che il tema del mondo fiabesco e visionario di Rodari si presta magnifi-camente alla chiave interpretativa che L’Artificio ha voluto darne con i suoi fotografi.
Fabrizio Artoni si fa coinvolgere da un giorno di performance teatrali “on the air” chiamando alla sveglia l’intorpidita folla degli ignavi.

Claudio Panciroli “s’illumina d’immenso” davanti alla bellezza dell’unica cosa al mondo che appartiene a tutti e che nessuno può togliere a nessuno: un cielo pieno di forte intento metaforico verso l’infinito.
Claudio Salsi gioca con l’immaginazione infantile in modo ironico umanizzando il mondo dei pupazzi con la fantasia di un burattinaio.

Enzo Zanni scaturisce il concetto di infinito fra i due elementi che più gli si avvicinano nel nostro limitato orizzonte umano: il cielo e il mare.
Gianna Casella ripropone l’antico enigma di Giona nel ventre della balena che Collodi ha ribaltato su Pinocchio ponendo il burattino davanti al dilemma di una porta che non si sa dove conduca.
Luca Bertolotti cerca una luce che ci porti tutti fuori dal buio inquietante di una contemporaneità ostica e subdola.
Maria Grazia Candiani vola dolcemente sui sogni bambineschi di una età infantile che non ha limiti per sua stessa natura.
Nero Levrini ci riporta la poetica del fanciullino: quel bambino che c’è dentro ognuno di noi secondo Giovanni Pascoli.
Loretta Costi si libra in un mondo di fantasia con le sue sorprendenti sperimentazioni informali che gareggiano in libertà con le invenzioni fiabesche.
Mimma Magnavacchi ci riporta all’ironia popolare di detti e motteggi di uso comune dalla saggezza atavica.
Flavia Torreggiani si ricorda amorevolmente delle principesse di una volta.
Per parte mia mi immergo in un piccolo mondo dove possono accadere grandi cose, dal dramma alla realizzazione dei sogni.

Il mondo delle fiabe ritorna senza intenti moralistici, soltanto con la sua potenza evocativa, ad indicare che il tempo non è altro che una convenzione umana uno di quei tanti frutti della nostra immaginazione che siamo riusciti a collocare nella nostra realtà e ad utilizzare con una illusione di concretezza come fosse la realizzazione di una utopia ad ammonirci sulla nostra minuscola dimensione fisica e al contempo esaltarci nella nostra infinita dimensione intellettuale. Il famoso slogan giovanile degli anni ’70 “la fantasia al potere” era bello, poetico, ma sbagliato nell’ultima parola: “la fantasia, anzi, la visionarietà alla guida” è quello giusto. Il mondo ha più bisogno di visionari che di eroi.

PASSIONI & PASSIONI

PASSIONI & PASSIONI

Domenica 23 MAGGIO ore 18.30  presso
PICCOLO TEATRO IN PIAZZA
Sant’Ilario – Piazza IV Novembre n. 17 

Spettacolo a teatro: PASSIONI & PASSIONI

Per tutti gli spettacoli, prenotazione obbligatoria 
chiamando il numero:  339/3932621

Drammaturgia e Regia di Gianni Binelli e Maria Antonietta Centoducati 

Divertenti storie di donne, uomini, amori …e passioni. 
Per ritrovare il gusto dello stare insieme nel rito meraviglioso del TEATRO

CON GLI ALLIEVI DEL LABORATORIO  PROFESSIONALIZZANTE  “L’ARTIFICIO” 
Ciro Beltrami, Sebastien Enrique Bertolini, Giulia Bolzoni, Vittorio Boccedi,  Nicolas Cavalca. Shreya Colicchia, Elena Lunghini,  Matilde Giuranno, Sonia Manna, Emmanuele Persona, Alessio Santangelo, Edoardo Spagnuolo, 

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