L’Artifestival 2022

L’Artifestival 2022

Torna L’Artifestival! Da sabato 22 ottobre al 23 ottobre 2022 presso il Tecnopolo.
E come non potrebbe? Abbiamo passato un periodo estraniante con la pandemia e ora, come per un file digitale, si è inserito un altro livello di follia con gli eventi nel non tanto lontano est continentale. E’ in questi casi che l’arte arriva a salvarci con la sua capacità di analisi, di comprensione, di interpretazione e infine con la sua essenza catartica.

CAMBIEREMO MOLTE COSE
. Siamo al terzo appuntamento con alle spalle una doppia risposta inaspettatamente numerosa nei numeri ed esaltante nella qualità. Ci aggiorniamo, teniamo conto dei tempi e del cambio delle necessità del pubblico.

MASTERCLASS. Non li chiameremo più seminari ma Masterclass, perché è la definizione più precisa per quelli che saranno momenti di maggiore coinvolgimento dei presenti. Non più uno che parla sul palco e gli altri che ascoltano ma una grande tavolata dove tutti potranno interagire con gli altri ma soprattutto con il conduttore del tema.

AREE TEMATICHE. Il tema sarà unico ma abbiamo deciso di suddividere in sotto aree tematiche, così da rendere più chiaro, trasparente e soprattutto fruibile la narrazione creata.

WORKSHOP. Tornano i classici, gli apprezzatissimi e insuperabili workshop proporranno nuove specialità da approfondire.
Pensare è gratuito. Fare arte è gratuito. Essere felici è gratuito. Ah, e dimenticavamo: il Festival, le masterclass e gli workshop sono gratuiti.


30\40 artisti di diverse tipologie che si confronteranno sul tema del caos declinato in 3 aree semantiche:
➗Matematico/Scientifico
🚻Filosofico
👁‍🗨️Psicologico/introspettivo

Il festival si comporra’ inoltre di due specifiche attivita’:
MASTERCLASS
🧘‍♀️Il caos nella dimensione della spiritualità’
🎲Il caos nella dimensione matematica
🌌Il caos nella dimensione filosofica

LABORATORI
🎨Corso di mandala
🎮Le stampe 3d, come funzionano
🎬Approccio al Videomaking
🎭Laboratorio di Teatro
🧙‍♀️RGP laboratorio di gioco di ruolo

A oriente di oriente non c’è altro che il tutto

A oriente di oriente non c’è altro che il tutto

Dalle “Mille e una notte”, celebre raccolta di racconti orientali, ad oggi sono passati più di mille giorni. Questa raccolta di racconti era di origine egiziana, mesopotamica, indiana e persiana, proponendo già allora un multiuniverso, prodromo dell’odierno concetto di multietnia. Ma il fascino che l’oriente emana verso l’occidente non è mai svanito. Le prime grandi civiltà sono state quelle egiziane, sumeriche, assiro-babilonesi, indiane e cinesi. La scoperta del numero zero, l’invenzione della scrittura dei numeri e l’ostica algebra. Nell’800 tutti gli impressionisti collezionavano le stampe giapponesi. Nel tardo ‘800 Ravel, Debussy e Satie decantavano con la loro musica quel mondo così diverso. Verdi scrisse l’Aida, Puccini la Turandot.

Poi sono arrivati i Beatles e tutti gli anni settanta con i santoni indiani. La grafica del Liberty si appropriò delle sensuali curve nei font. Pur rimanendo sempre artisti, dopotutto o prima di tutto, siamo però anche distruttori, soprattutto delle sue derivazioni degenerate nel calderone new age, quel minestrone indefinito confezionato in un packaging di cliché e pregiudizi. Ma dopo aver creato macerie, noi stessi ci mettiamo a ricostruire. Non dimentichi delle famose polveri dei colori indiani, delle sinuose calligrafie artistiche cinesi, arabe epersiane, delle fascinose storie di viaggio sulla via della seta e sull’Orient Express, dei preziosi tessuti damascati, dei magici tappeti volanti, dei fantasmagorici mercati e dei bazaar delle spezie che arricchivano le tasche dei mercanti veneziani.

Questo fascino dall’essenza sognante, dalla fragranza mistica e dal tatto delicato continua ai giorni nostri. Luogo comune? Reale interpretazione di un mondo? Quello che interessa noi è solo carpirne e riproporne il fascino.


A oriente di oriente – Mostra di arti visive
Tecnopolo, 42124 Reggio nell’Emilia RE, Italia

Seconda edizione de L’ArtiFestival che segue il successo del primo anno.
Sabato 25 e domenica 26 presso il Tecnopolo (Reggio Emilia) dalle 10:00 alle 19:00.

Il tema di questo anno è “A Oriente di Oriente”. Da Mille e una notte ad oggi sono passati più di mille giorni e l’attrazione che l’oriente emana verso l’occidente non è mai svanita.

ENTRATA GRATUITA
Seminari e laboratori gratuiti: ISCRIZIONE OBBLIGATORIA e Programma su: www.lartifestival.org

Esposizione di opere, ospiti internazionali, proiezioni. Pittura, scultura, arti digitali, fotografia e videoarte. 

Fotografia europea 2021

Fotografia europea 2021

UNA VISIONE QUI E ORA

Che cos’è il libero spazio per i visionari reclamato da Gianni Rodari se non la definizione più pura del fare arte.
Occorre però intendersi sul significato che si dà alla parola “visionario” che oggi ha acquisito una immeri-tata connotazione negativa: può essere colui che immagina e ritiene vere cose non rispondenti alla realtà o elabora disegni utopistici, un sognatore insomma; oppure può essere una persona particolarmente dotata della capacità di creare situazioni e immagini fantastiche, irreali e di forte impatto visivo, in arte si parla infatti spesso di “talento visionario”; poi c’è quello che da un piccolo elemento concreto riesce a intuire la potenzialità di uno sviluppo fuori del comune e che porta alle grandi scoperte scientifiche, lo scienziato visionario, non quello pazzo.
A me piace pensare questa parola in relazione al tempo più che all’essere, cioè immagino un visionario come colui che riesce a concepire una idea oltre qualunque limite temporale, che sia quello della propria vita o quello della vita di chiunque in qualunque futuro. Ecco perché un artista non può non essere anche un visionario se non vuole che la sua opera si riduca a una mera riproduzione di maniera di qualcosa esistente davanti agli occhi di tutti.
Fare arte però non prescinde nemmeno dall’hic et nunc: se la mente vola al futuro i piedi sono ben piantati in terra quando si vuole che in quello che si fa ci sia un messaggio chiaro e attuale. “Ogni grande opera d’arte ha due facce, una per il proprio tempo e una per il futuro, per l’eternità”, diceva Daniel Barenboim.
Quest’anno ricorrono i 700 anni dalla morte di Dante Alighieri: quale migliore esempio della sua Commedia per una visionarietà ben collocata al suo tempo, attualissima ancora oggi e della quale non si intravede nemmeno lontanamente la fine?
Ecco che il tema del mondo fiabesco e visionario di Rodari si presta magnifi-camente alla chiave interpretativa che L’Artificio ha voluto darne con i suoi fotografi.
Fabrizio Artoni si fa coinvolgere da un giorno di performance teatrali “on the air” chiamando alla sveglia l’intorpidita folla degli ignavi.

Claudio Panciroli “s’illumina d’immenso” davanti alla bellezza dell’unica cosa al mondo che appartiene a tutti e che nessuno può togliere a nessuno: un cielo pieno di forte intento metaforico verso l’infinito.
Claudio Salsi gioca con l’immaginazione infantile in modo ironico umanizzando il mondo dei pupazzi con la fantasia di un burattinaio.

Enzo Zanni scaturisce il concetto di infinito fra i due elementi che più gli si avvicinano nel nostro limitato orizzonte umano: il cielo e il mare.
Gianna Casella ripropone l’antico enigma di Giona nel ventre della balena che Collodi ha ribaltato su Pinocchio ponendo il burattino davanti al dilemma di una porta che non si sa dove conduca.
Luca Bertolotti cerca una luce che ci porti tutti fuori dal buio inquietante di una contemporaneità ostica e subdola.
Maria Grazia Candiani vola dolcemente sui sogni bambineschi di una età infantile che non ha limiti per sua stessa natura.
Nero Levrini ci riporta la poetica del fanciullino: quel bambino che c’è dentro ognuno di noi secondo Giovanni Pascoli.
Loretta Costi si libra in un mondo di fantasia con le sue sorprendenti sperimentazioni informali che gareggiano in libertà con le invenzioni fiabesche.
Mimma Magnavacchi ci riporta all’ironia popolare di detti e motteggi di uso comune dalla saggezza atavica.
Flavia Torreggiani si ricorda amorevolmente delle principesse di una volta.
Per parte mia mi immergo in un piccolo mondo dove possono accadere grandi cose, dal dramma alla realizzazione dei sogni.

Il mondo delle fiabe ritorna senza intenti moralistici, soltanto con la sua potenza evocativa, ad indicare che il tempo non è altro che una convenzione umana uno di quei tanti frutti della nostra immaginazione che siamo riusciti a collocare nella nostra realtà e ad utilizzare con una illusione di concretezza come fosse la realizzazione di una utopia ad ammonirci sulla nostra minuscola dimensione fisica e al contempo esaltarci nella nostra infinita dimensione intellettuale. Il famoso slogan giovanile degli anni ’70 “la fantasia al potere” era bello, poetico, ma sbagliato nell’ultima parola: “la fantasia, anzi, la visionarietà alla guida” è quello giusto. Il mondo ha più bisogno di visionari che di eroi.

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